La sostenibilità è ormai un pilastro dell’economia. Ma al di là delle normative sempre più stringenti, è fondamentale capire un concetto chiave: sprecare energia è equivalente a sprecare soldi. Se in passato la scarsa incidenza del costo dell’energia sul fatturato limitava l’attenzione, la guerra in Ucraina ha cambiato le carte in tavola.
La verità è che l’energia è l’unica spesa a bilancio che non genera ricavi. La quota eccedente il necessario è puro spreco. Attendere una “norma dal cielo” per investire in efficienza è un errore economico. Ogni imprenditore e manager dovrebbe agire per ridurre l’incidenza dell’energia sul proprio bilancio, aspirando all’indipendenza energetica. Questo si ottiene installando impianti da fonti rinnovabili e lavorando sull’efficienza energetica.
La nostra esperienza in Tekni Post ci ha mostrato un quadro di inefficienza diffusa: impianti sovradimensionati, mancati upgrade tecnologici, assenza di automatismi o gestioni scriteriate. È un “dolore” vedere questi sprechi, specialmente negli impianti pubblici, perché sono soldi di tutti. Come nel “teorema della nonna”, il risparmio è il primo investimento, liberando risorse vitali per il core business.
La buona notizia è che le tecnologie attuali sono anni luce avanti rispetto al patrimonio installato. Non mancano né le tecnologie, né le competenze, né i finanziamenti. Ciò che spesso manca è la cultura e la volontà. I nuovi impianti devono essere progettati sfruttando le migliori tecnologie, essere facili da manutenere e, soprattutto, richiedono una formazione adeguata per un corretto utilizzo. Dai sistemi di gestione è cruciale poter estrarre rapidamente e intuitivamente i dati per il controllo dei KPI energetici.
Parallelamente, è indispensabile un’azione massiva di ottimizzazione e riqualificazione degli impianti esistenti. Questo richiede un’analisi approfondita dell’utilizzo, uno studio della migliore soluzione e l’implementazione di logiche di funzionamento che bilancino comfort e risparmio energetico.
La sostenibilità non è solo etica, ma anche una necessità normativa. Già nel 2024, aziende come banche e assicurazioni dovranno redigere il bilancio di sostenibilità. Questo processo include la definizione degli obiettivi, la raccolta e analisi dei dati, la redazione e la verifica. Senza tecnologia, la fase di raccolta dati è quasi impossibile.
La tecnologia esiste ed è matura per aiutarci. Esistono software in grado di supportare la redazione del bilancio di sostenibilità, lavorando sui dati acquisiti per lo Scope 1 (emissioni dirette) e dalle bollette per lo Scope 2 (emissioni indirette).
La normativa è un catalizzatore che mira a velocizzare un processo necessario: la riduzione delle emissioni di CO2 e altri gas climalteranti. Il cambiamento climatico è una minaccia economica che genera instabilità, dirottando le risorse degli Stati verso il rimedio invece che l’investimento.
Abbiamo prove che, con azioni mirate, il pianeta risponde positivamente. Il buco nell’ozono si sta chiudendo grazie al bando di alcuni fluidi, e in aree proibite alla pesca, le popolazioni di pesci si riproducono più velocemente.
Sono piccoli messaggi di speranza.
Il pianeta vuole ancora ospitarci; tocca a noi fare la nostra parte.